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Stefano Sanchini

 

Stefano Sanchini è nato a Pesaro nel 1976.
Ha pubblicato sue poesie in riviste locali e suoi testi sono apparsi nel volume “L’arcanofascino dell’amore tradito” omaggio a Dario Bellezza edito da Giulio Perrone editore 2006, nelle antologie “Logos” Giulio Perrone editore, in “Poeti underground” Saggiatore 2006.
Fa parte della redazione del quadrimestrale di poesia e realtà La Gru.
Il suo primo libro di poesie ”Interrail” è stato pubblicato sul sito francese di letteratura www.iguanaroja.new.fr



 

All’ex-Jugoslavia

Voglio vivere come gli uomini
di questo treno a vapore
che tarda, ore e ore sotto il sole
lasciandoti sudare e mischiare
il tuo odore, con quello degli altri
passeggeri stanchi ma mai inquieti
vanno a baciare i padri o i figli
al di là del confine, che altri
da fuori, hanno tracciato per loro.
Perché dicono che qui, la terra è guerra.
Eppure, oggi la verità è un’altra,
e se il treno si ferma o si guasta
in questa verde vallata, loro scendono
sorridenti a sgranchirsi le gambe,
e a raccogliere trai rovi, le more…

 

Emigrazione

  Al mio simile, lo straniero
e ai suoi occhi
che hanno visto ciò che non conosco

Dispiegare le ali e volare
non è facile, lasciare le terre
che hanno udito il primo canto
quando l’alba col suo guanto
ti rinfresca le piume sonnolenti,

è la fame che senti, più forte
del petto che edifica il nido,
a metterti sulle calde correnti
in cerca di cibo o del destino,
anatra airone cenerino

e rondine, vi siamo compagni.
Lungo, è ancora il viaggio
non bisogna affidarsi al cielo
ma restare uniti, si deve
sull’improvvisa neve sulla forza

che cede, ché profondo è il mare
non ci si può nel fondo volare.
Così noi si va, senza sapere
di quali bestie saremo prede…


L’uomo e i quattro elementi

Il paesaggio che ti circonda è innamorato di te
e tu te ne accorgi nei giorni d’amore
quando incontri la donna che colma il tu cuore
quant’è piccolo il tuo cuore, o quanto distratto sei,
il tuo respiro sta sulle foglie degli alberi
e tu ti senti il protagonista del mondo e del mondo
inventato, che chiami il regno dei cieli, tu che sei
la morale e la legge, cosa saresti senza l’acqua
che si dona a te e tu inquini, costruttore di bombe
ascolta la silenziosa esplosione del fiore
che col suo odore e colore guarisce i tuoi mali.
La natura tutta, si manifesta in profonda armonia,
persino la morte, tu invece sei lo strumento stonato
in questo grande concerto, che nulla chiede in cambio
e non conosce denaro. Riscopri sotto i tuoi sterili cementi
la terra che il tuo cibo ti offre e quello degli altri viventi,
lei nasconde il fuoco che non solo ti scalda, ma ogni cosa
trasforma e tutto rinnova. Tu padre dei nomi, figlio
del linguaggio che parli, fermati e taci!

Oggi io sono fertile…


Le colline di Chagall

Sulle strade nuove sempre si incontrano
vecchi amici che dai naufragi tornano
felici, alle colline di Chagall

caldi dipinti di chi sa di non stare
tra i vincitori o i vinti.
Qua si guarda la luna che ti guarda.

Il poeta è sul ciglio della strada
prende appunti sul suo taccuino
cresce il grano, tanti

sulle panchine attendono la morte
questo vino forte che fa paura
offri al tuo vicino, non è la sorte

è il terrore in cui cresce l’assassino
è la tua bomba che ritorna
dai paesi sconosciuti dell’oriente

crollano nella babele del potente
le torri in ferro vetro, la bomba
che rimbomba da Madrid e poi

a Londra nella metro, è la stagione
triste, della fecondazione artificiale
si modifica il seme

e non sappiamo ancora seminare
aride terre fioriscono fiori del male

 

Moka

A volte, ovunque tu sia
bussano i ricordi alla tua porta
e tu, non li lasci esitare lì, sulla soglia

come degli ospiti li inviti a entrare,
prendete assieme un caffè
in aroma passato

e ogni volta sembra ci provino il gusto
a farti assaggiare l’amaro
di tutte le volte che ti sei sbagliato

così vai nel fondo della tazzina
a cercare qualcosa che lo possa addolcire,
ma ti perdi nel nero della bevanda

che non sai tornare, ti innervosisci
e se è notte non riesci a dormire,
il dottore dice che la colpa è

della caffeina,un alcaloide
che il sistema nervoso inquina
e del cuore accentua il rumore…

Sotto le stelle andare in bicicletta
sulla città che dorme, col mare
che ti aspetta, al molo incontrarsi
o in altri luoghi furtivi

per sentirsi vivi, il piacere di parlare
o restarsene in silenzio, ad accogliere
la brezza come fosse la carezza
della donna ormai lontana.

Evitare nei fine settimana
i locali della notte, dove tra chimiche sostanze
aperitivi colorati, si finisce a fare a botte
ad essere ammazzati, chè già

ogni giorno un po’ si muore
nel millennio che ti bombarda il cuore,
e tu cerchi la facile rima
in questi anni difficili, ecco l’impegno

denunciare tutto quanto lo sdegno
verso la civiltà incivile, che prima
della parola utilizza il soldo e poi
il fucile…e poi pensi e ci pensi

alla telefonata amica di Gianni D’Elia
che ti risolve l’apatia, proprio l’11 settembre
allora ci pensi e ci pensi, che l’esplosioni
non sempre, portano il male e la morte

proprio adesso, che le giornate son più corte
vedi della campana tua di vetro
la crepa, così ritorni al metro
per cercare di imprimere nel verso

il respiro, del sentimento diverso
che sia utile anche ad altri
e sia più forte di ogni vento…

 

Una città qualsiasi

Sale e conchiglie in frantumi
ha portato il vento, in questo viale
infernale, dove tra fumi, costrette

passeggiano le veneri nere.
Vendono infreddolite il paradiso
terrestre, regalando la mela proibita

di cui si nutre la serpe, sono vergini
antiche da tempo malate, angeli
asessuati, sante con in grembo

un Cristo crocifisso dal virus,
e non è un solo Pilato a lavarsi
le mani, quanti e quali Giuda

le hanno tradite e condannate
a tanto, chi la merla orgogliosa
che tre volte ha cantato la legge

che vieta il piacere e il mestiere,
togliendo la libertà a chi ne ha voglia
rendendo schiave le altre, minorenni

e straniere, è il secolo feroce
che sbrana la puttana, nessuno la salva
eppure ogni notte c’è chi le è vicino,

ma non è la belle epoque della sottana
o della giarrettiera, infuria la bestia
che a forza di botte uccide la preda

in questa era dell’usa e getta,
e chi quasi per beffa discute ancora
di leggi morali o divine

intorno la schiera degli innocenti
e dei sani, le facce pulite
degli altri esseri umani.